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“L’uomo era uscito dal mare portando con sé il proprio acquario”: Mostra online curata da Francesca Rivetti, artista e fotografa contemporanea,

17 Settembre 2026

“L’uomo era uscito dal mare portando con sé il proprio acquario”: Mostra online curata da Francesca Rivetti, artista e fotografa contemporanea

Attuale exhibition
  • Dopo aver lavorato per anni sul concetto di “vuoto fotografico”, ho iniziato a considerare l’ambiente acquatico come una sorta di infinito teatro, dotato di caratteristiche a me care e che definirei quasi aniconiche: uno scenario ipnotico ed ascetico, un grande blu che sfiora i limiti dello spirituale.

    Per l’allestimento di questa mostra ho tratto ispirazione anche dall’esposizione collettiva Oceanomania (visitata a Nizza nel 2011), curata da Mark Dion, il quale nell’omonimo catalogo della mostra scrive di aver concepito l’evento: “to highlight the continuity of artists’ involvement in understanding and depicting the seas as an ever‑changing social and natural landscape”. Qui in questa mostra tale prospettiva si amplia, includendo non solo il mare, ma anche corsi e bacini d’acqua dolce, come parte di un unico continuum visivo e concettuale. L’ambiente acquatico rappresenta per me un ambito speciale, che coinvolge la capacità umana di osservare, interessarsi e creare. È uno spazio anomalo, da sondare e da elaborare, un luogo in cui la percezione si trasforma. Basti pensare alla tensione superficiale: quella sottilissima pellicola riflettente che separa il mondo di sopra da quello di sotto, quest’ultimo meno visibile e più enigmatico. Forse l’acqua, per le sue caratteristiche, non costituisce soltanto un soggetto estetico o simbolico: diventa piuttosto un mezzo espressivo, componendo nella sua unità visiva e concettuale, un vero e proprio medium creativo. Spaziando dall’arte classica a quella contemporanea, l’acqua attraversa tutte le epoche e tutti i linguaggi della Storia.

    Seguendo idealmente il suo corso, ho scelto, dunque, di “navigare”, in ordine cronologico inverso, tra le opere della UniCredit Art Collection, immaginando di farlo a bordo di una piccola barca simile alla Farlorn dell’artista austriaco Hans Schabus (riprodotta immediatamente di seguito), e di trarre con me dieci fra le opere di questa raccolta, nelle quali l’acqua costituisce l’elemento cardinale.

  • Suggestiva, in questo senso, è l’opera di Hans Schabus (1970), Europahaven, Rotterdam, 17. Juni 2009, che con una piccola vela...
    Hans Schabus
    Europahaven, Rotterdam 17. Juni 2009, 2009
    Lambda print on aluminium / Stampa lambda su alluminio / Lambada-Druck auf Aluminium
    50 5/8 x 59 7/8 in
    128.5 x 152 cm

    Suggestiva, in questo senso, è l’opera di Hans Schabus (1970), Europahaven, Rotterdam, 17. Juni 2009, che con una piccola vela monoposto, la Farlorn, lascia idealmente — e quasi inosservato — la “Vienna medievale” per giungere nel grande porto industriale di Rotterdam. La fotografia ritrae l’arrivo, restituendo la dimensione insieme, fisica e psichica, del viaggio.

    La scala umana e temporale diventa, come spiega l’artista, un’unità di misura che interseca temi quali la migrazione, il trasporto, il partire per cercare altro — forse di migliore, forse, di semplicemente diverso. All’orizzonte rimangono una muraglia di strutture portuali e di innumerevoli containers, con tutto ciò che significano.

  • In questo piccolo mosaico della metà del XIX secolo, la narrazione figurativa rispetta, la rappresentazione del reale, i canoni naturalistici,...
    Unknown
    Colombe che bevono, XIX sec. metà
    Roman minute mosaic / Mosaico minuto romano / Römisches Minutenmosaik
    10 x 12 5/8 in
    25.4 x 32.2 cm

    In questo piccolo mosaico della metà del XIX secolo, la narrazione figurativa rispetta, la rappresentazione del reale, i canoni naturalistici, per celebrare un bisogno primordiale d’ogni essere del creato: quello di potersi dissetare. La composizione appare armoniosa, sorprendentemente fluida trattandosi pur sempre di un mosaico, anche se “minuto” (minute le tessere di cui è composto).

    Il ritmo della scena sembra essere scandito dal tocco del becco della colomba centrale: increspando l’acqua, essa imprime un moto dinamico ad una struttura altrimenti ieratica. Grazie a questo movimento e tramite il contrasto tra la luminosità uniforme delle figure in primo piano e l’oscurità non sfumata degli sfondi, viene restituita l’identità del soggetto latente, l’acqua, la freschezza sensoriale dell’elemento acquatico, vero protagonista silente dell'opera.

  • Paesaggio con alabardiere è una piccola tela del 1673 dipinta alla maniera di Salvator Rosa. In quest’opera, la doppia diagonale...
    Salvator Rosa (manner of)
    Paesaggio con alabardiere, c.1700
    Oil on canvas / Olio su tela / Öl auf Leinwand
    13 3/4 x 11 3/8 in
    35 x 29 cm

    Paesaggio con alabardiere è una piccola tela del 1673 dipinta alla maniera di Salvator Rosa.

     In quest’opera, la doppia diagonale — tracciata contemporaneamente dalla simmetria dalla posizione contorta del grande albero centrale e dall’analoga positura dell’alabarda — conferisce un ordine geometrico al disordine sostanziale di una natura selvaggia. Alle spalle della figura dell’alabardiere, ai limiti dell’orizzonte, a contendere il campo della percezione visiva all’azzurro del cielo, un riflesso, quasi fosforescente, dato da una conca d’acqua.

    Questo elemento pittorico parrebbe suggerire soltanto un incidentale accenno, eppure, ad una migliore considerazione, si rivela piuttosto costituire il simbolo di un’origine di vita che, in quanto tale, vale anche a rappresentare l’elemento vivificatore della figura umana: e a suo modo quasi a funzionare da latente aureola.

  • Il dipinto intitolato Latona trasforma i contadini in rane è un'opera di Gaspard Dughet (1615-1675), raffinato paesaggista del barocco romano....
    Gaspard Dughet
    Latona trasforma i contadini in rane
    Oil on canvas / Olio su tela / Öl auf Leinwand
    38 x 53 1/2 in
    96.5 x 136 cm

    Il dipinto intitolato Latona trasforma i contadini in rane è un'opera di Gaspard Dughet (1615-1675), raffinato paesaggista del barocco romano.

    L’opera raffigura, in questa tela di medie dimensioni, l’episodio ovidiano della dea Latona che, stremata dalla persecuzione di Giunone, era desiderosa di dissetarsi presso uno stagno. Ma alcuni contadini, le impedivano di bere l’acqua, intorbidendola per scherno; fu allora che la dea, offesa nella sua dignità, li condannò alla metamorfosi in rane. Benché, nel quadro, la porzione d’acqua occupi un tratto esiguo del primo piano, è proprio su quelle sottili righe liquide — apparentemente marginali e tuttavia decisive — che si regge l’intrinseco spirito dell’intera composizione. In quelle superfici orizzontali, delicate e quasi sospese, si avverte lo spessore immobile di uno stato magico, di una quiete che sembra opporsi alla gravità, dilatando il tempo dell’immagine.

    Nel gioco incrociato delle linee verticali e orizzontali, in corrispondenza del grande albero centrale alla scena, si scorge un braccio teso verso l’alto, la mano aperta in un gesto: è l’attimo in cui l’uomo, colto nel pieno della propria metamorfosi, si realizza anfibio, ormai sul punto di essere consegnato al destino della rana. Un istante sospeso, in cui colpa, punizione e prodigio vengono a fondersi, nella stessa immobile superficie d’acqua. 

  • Antonio Maria Marini (Venezia, 1668–1725) pittore celebre per le sue spettacolari raffigurazioni di paesaggi, di marine e di tempeste. L’impatto...
    Antonio Maria Marini
    Tempesta, c.1675-1725
    Oil on canvas / Olio su tela / Öl auf Leinwand
    28 3/4 x 41 in
    73 x 104 cm

    Antonio Maria Marini (Venezia, 1668–1725) pittore celebre per le sue spettacolari raffigurazioni di paesaggi, di marine e di tempeste. L’impatto visivo di questa Tempesta dall’atmosfera apocalittica è davvero magistrale e lascia poco spazio alle parole.

    Quello della “tempesta”, che, costituisce in sé uno dei più emblematici fra gli eventi atmosferici, viene qui descritto, mentre agisce contemporaneamente sui diversi i piani; della natura: su di una terra aggredita dall’assalto di altissimi flutti dal primo, su di un mare cupamente oscuro e su di un cielo che sembra volersi schiudere, soltanto per flagellare violentemente la terra ed il mare. Brancolanti, simili ad esausti mostri marini, vagano delle navi, ai limiti del naufragio, con le vele innaturalmente forzate e prossime a lacerarsi.

    In mezzo a questo tumulto, le figure umane mi rimandano ad una frase di Joseph Conrad, tratta da Lo specchio del mare: «È alla fin fine la voce dell’uomo che imprime il segno della consapevolezza umana sul carattere di una burrasca».

  • Giuseppe Maria Crespi, detto Lo Spagnuolo (Bologna 1665 -1747) San Giovanni Batista battezza le folle 1730 circa. Artista bolognese di...
    Giuseppe Maria Crespi, known as lo Spagnuolo, and Bottega
    San Giovanni Battista battezza le folle, 1730 circa
    Series:
    Olio su tela
    26 1/8 x 37 3/4 in
    66.5 x 96 cm

    Giuseppe Maria Crespi, detto Lo Spagnuolo (Bologna 1665 -1747) San Giovanni Batista battezza le folle 1730 circa.

    Artista bolognese di straordinaria versatilità, capace di spaziare dall'arte sacra a quella profana. Nel San Giovanni Battista battezza le folle, l'elemento acquatico si intravvede appena, affiora nella parte inferiore della composizione. Tuttavia, pur nella sua presenza discreta, si intuisce inconsciamente. Un sapiente intreccio di linee prospettiche fa convergere l'intera dinamica della composizione nel gesto, nella prospettiva centrale, del Battista. Costituendone il presupposto materiale e simbolico dell'intera scena.

    Nella parte superiore del quadro, man mano che ci si allontana dall'acqua, l'aria si fa più oscura. L'uso rituale dell’acqua - e quello legato al trasporto - è forse il più universale nella storia delle civiltà: dagli antichi egizi alla Babilonia, dai miti Maya fino al Corano. In questo battesimo delle folle, immerso in un'atmosfera fortemente chiaroscurale, emerge con evidenza l'essenza di un uso collettivo e simbolico dell'acqua, che illumina le figure di luce tenue ma capace di riverberarsi nella dimensione sensibile.

  • Giorgio de Chirico (1888-1978) è il padre della pittura metafisica e della successiva stagione neometafisica; Il dipinto qui presentato, una...
    Giorgio de Chirico
    Ritorno al castello avito, 1970
    Oil on canvas / Olio su tela / Öl auf Leinwand
    21 1/4 x 16 1/2 in
    54 x 42 cm

    Giorgio de Chirico (1888-1978) è il padre della pittura metafisica e della successiva stagione neometafisica; Il dipinto qui presentato, una delle più compiute versioni del Ritorno al castello avito (1970), appartiene alla fase neometafisica dell’artista, nella quale i temi classici della sua poetica vengono ripresi, variati e talora anche contraddetti.

    L’enigma visivo della composizione sembra concentrarsi sulla poliforme possibilità simbolica del sogno. Un cavaliere dalla sembianza cupa — forse una trasfigurazione metafisica dell’artista stesso — avanza con un tratto antico e stanco, forse anche fiero, mentre si appresta ad attraversare un guado. Il corso d’acqua, che nelle tele di de Chirico è spesso relegato in posizione più marginale, qui assume un ruolo centrale.

    Sotto all’impalcatura architettonica del ponte, vagamente semicircolare, pare evocare un richiamo alla luna. L’acqua diviene la linea di demarcazione tra due mondi: da un lato il castello, emblema della solidità materiale; dall’altro una dimensione più rarefatta ed onirica, dalla quale sembra emergere la figura stessa del cavaliere. In questo attraversamento, il dipinto suggerisce un passaggio simbolico, enigmatico il cuore più segreto dell’opera di de Chirico.

  • Luigi Ghirri (Scandiano 1943–1992) è stato uno dei maestri della fotografia contemporanea italiana e internazionale, ponendo al centro della sua...
    Luigi Ghirri
    Marina di Ravenna, 1970, 1972
    Vintage colour photographic print / Stampa fotografica a colori vintage / Farbfotografischer Vintage-Druck
    11 5/8 x 7 5/8 in
    29.5 x 19.5 cm

    Luigi Ghirri (Scandiano 1943–1992) è stato uno dei maestri della fotografia contemporanea italiana e internazionale, ponendo al centro della sua ricerca il tema del “guardare” e il “pensiero visivo”.

    Emblematica è questa immagine, nella quale il soggetto del mare — ridotto a una sottile striscia orizzontale di blu sfumato — viene insieme stilizzato ed enfatizzato, sino ad assumere l’aspetto di una piccola misteriosa icona. Il soggetto riflesso costituisce l’unica parte realmente a fuoco della composizione; intorno, solo pochi indizi leggermente sfocati e disposti in senso verticale, sembrano trasformarsi in una cornice astratta e silenziosa, destinata a far risaltare ancor più la porzione centrale dedicata al mare. È una composizione che, più che all’occhio, sembra rivolgersi all’inconscio.

    La fotografia ritrae la spiaggia e il mare di Marina di Ravenna, luoghi cari alla geografia interiore di Ghirri. L’opera appartiene a quella ricerca, Paesaggi di cartone, poi confluita in Kodachrome, nella quale vetrine, frammenti, porzioni e scenari comuni, objet trouvé, ready‑made visivi, vengono trasformati, dal vertice osservativo ghirriano. Come ha scritto John Berger in Sul guardare: «Una visione del mondo che nega la connessione e la continuità, ma che conferisce a ogni momento il carattere di un mistero».

  • Mario Schifano, figura centrale della “pop art” italiana ed europea, fu artista di straordinaria prolificità, attratto dalle nuove tecniche pittoriche,...
    Mario Schifano
    Senza titolo, 1984
    Varnish and acrylic on canvas / Smalto e acrilico su tela / Lack und Acryl auf Leinwand
    47 1/4 x 63 in
    120 x 160 cm

    Mario Schifano, figura centrale della “pop art” italiana ed europea, fu artista di straordinaria prolificità, attratto dalle nuove tecniche pittoriche, dalla filmografia e dal linguaggio della pubblicità.

    Senza titolo (1980), smalto e acrilico, sembra evocare un’immagine archetipica, colta nel suo momento germinale, una sorta di “precreazione” cromatica. La stesura del colore, disinvolta, vibrante e insieme essenziale, rimanda l’osservatore a qualcosa di più intimamente articolato.

    Guardando questa tela, tornano alla mente le parole di Jean‑Luc Nancy che a sua volta citando Blanchot descrive l’atto originario dell’arte, come un gesto anteriore ad ogni funzione: «Scopre il piacere di sfregare le selci per il gusto di farlo e non per fabbricarsi un pugnale… egli assimila il gesto del pittore di Lascaux a un gesto di puro piacere» ( Del contemporaneo, B. Mondadori). È in questa dimensione che l’opera di Schifano sembra potersi collocare: non semplice rappresentazione piuttosto traccia di un piacere originario del fare, che precede e fonda ogni immagine.

  • Mare verde. L’ultima opera della mostra è un lavoro dell’artista italiano Stefano Arienti (1961 Asola) appassionato della biologia e della...
    Stefano Arienti
    Mare verde, 2005
    Chiusura lampo su posters plastificati, 2 elementi / Zip on plastic-coated posters, 2 elements / Reißverschluss auf kunststoffbeschichteten Plakaten, 2 Elemente
    133 x 194 cm

    Mare verde. L’ultima opera della mostra è un lavoro dell’artista italiano Stefano Arienti (1961 Asola) appassionato della biologia e della storia dell’arte, tra le altre cose.

    Cultore della “arte povera” e più particolarmente, partendo l’artista dall’utilizzazione di materiali extrapittorici, attraverso svariate tecniche, ne giunge ad una rielaborazione della relativa fisionomia, pervenendo a dotarla di ulteriori significati, dall’indole più marcatamente metafisica.

    L’opera consiste in un grande poster plastificato, raffigurante una veduta marina contemporanea, con acque verdi; barche e presenze umane, agli angoli. Al centro unisce o divide il mare una cerniera lampo, su questo materiale plastico, una sorta di cesura verticale dell’immagine vale a suggerire, alla sensibilità personale, l’alternativa concettuale di una metaforica apertura o chiusura. “Indagine tra materia e concetto attraverso tecniche e materiali inconsueti. Un’arte in cui si fondono senza soluzione di continuità il ludico, l’ironico, il tecnologico, l’alternativo, e l’impegnato”. (F. Ferrari, introduzione "Del contemporaneo B. Mondadori)

  • Francesca Rivetti nata a Milano nel 1972, è un'artista contemporanea che nelle sue fotografie crea un immaginario dove scinde il...

    Francesca Rivetti nata a Milano nel 1972, è un'artista contemporanea che nelle sue fotografie crea un immaginario dove scinde il senso del sè da spazio e tempo. 

    L’artista si propone di cogliere l’essenza dei fenomeni, ponendosi in contrapposizione agli eccessi visivi del nostro tempo. Agisce per sottrazione creando il vuoto, come il rapporto tra il reale e l’immaginato, diventati, nel corso degli anni, temi portanti della sua ricerca.  Le sue opere sono spazio capace di suscitare proiezioni visive che lasciano spazio a chi guarda, piuttosto che offrire immagini chiuse già piene di risposte. 

    • A Lambda photographic print on aluminium of a single boat and sailor in the Europahaven port of Rotterdam.
      Hans Schabus, Europahaven, Rotterdam 17. Juni 2009, 2009
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    • painting of four doves drinking
      Unknown, Colombe che bevono, XIX sec. metà
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    • An oil painting of a landscape, a large tree and a soldier with a Halberd.
      Salvator Rosa (manner of), Paesaggio con alabardiere, c.1700
      Dettagli
    • Landscape with trees, hills, and group of people, golden frame.
      Gaspard Dughet, Latona trasforma i contadini in rane
      Dettagli
    • An oil painting of a fortification with storm and shipwreck.
      Antonio Maria Marini, Tempesta, c.1675-1725
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    • Painting depicting St. John the Baptist baptizing the crowd
      Giuseppe Maria Crespi, known as lo Spagnuolo, and Bottega, San Giovanni Battista battezza le folle, 1730 circa
      Dettagli
    • An oil painting of a person in a spiky silhouette riding a horse over a bridge towards a castle in the moonlight.
      Giorgio de Chirico, Ritorno al castello avito, 1970
      Dettagli
    • Photograph taken in Marina di Ravenna in 1970
      Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1970, 1972
      Dettagli
    • An abstract oil painting that uses fast-paced paint application to capture the movement of crashing waves in blue, green and yellow against a white background.
      Mario Schifano, Senza titolo, 1984
      Dettagli
    • Poster depicting a seascape
      Stefano Arienti, Mare verde, 2005
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