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Nel corso del Novecento, un secolo segnato da profonde fratture storiche e culturali, numerosi artisti europei svilupparono un linguaggio visivo fondato su equilibrio, misura e costruzione formale, individuando nella geometria una possibile risposta alle contraddizioni del cosiddetto “secolo breve”.
Lontana dall’essere una semplice fuga nell’astrazione, la geometria si configura in questo contesto come uno strumento critico: un dispositivo capace di riorganizzare il reale e di restituirgli una dimensione di stabilità, ordine e permanenza, in grado di contrastare la frammentazione dell’esperienza contemporanea.
In una prima fase, essa è percepita come principio regolatore, capace di ricondurre l’esperienza visiva a un sistema misurabile e controllato. Le forme vengono ridotte all’essenziale, i rapporti calibrati, lo spazio costruito attraverso relazioni semplici ma rigorose. Nel corso della seconda metà del secolo, questo ruolo si trasforma progressivamente, la geometria non si limita più a stabilizzare o rappresentare il mondo, ma diventa una modalità attraverso cui comprenderlo, analizzarlo e, infine, rifletterne le strutture più profonde.
Attraverso alcune opere delle collezioni di Austria, Germania e Italia è possibile comprendere con chiarezza questa evoluzione.
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Giorgio MorandiPaesaggio, c.1925Oil on canvas / Olio su tela / Öl auf Leinwand21 1/2 x 15 3/8 in
54.5 x 39 cm -
Gabriele BasilicoMilano ritratti di fabbriche, 1978-80Silver jelly print, vintage / Stampa alla gelatina d’argento, vintage / Silber Gelee Print, Vintage15 3/4 x 11 3/4 in
40 x 30 cm -
A. R. PenckWest 80, 1980Gouche on paper / Guazzo su carta / Gouche auf Papier26 3/8 x 38 5/8 in
67 x 98 cm -
Imi KnoebelSitting in the morning sun II, 1993Acrylic on wooden panel / Acrilico su pannello di legno / Acryl auf Holzplatte46 x 46 x 5 3/8 in
117 x 117 x 13.8 cm -
Gerold Tagwerkernightpiece#15, 2001S/w print on aluminium / Stampa in bianco e nero su alluminio / S/W-Druck auf Aluminium70 7/8 x 43 1/4 in
180 x 110 cm -







